Fondo Gnecchi

ll Fondo Marcello-Gnecchi è costituito da una grande quantità e varietà di abiti e accessori femminili, appartenuti, usati e conservati dalle donne della nostra famiglia. È un insieme di oggetti che, senza un progetto o uno scopo preciso, si è andato via via componendo spontaneamente nel corso di tre, per non dire quattro generazioni. Il Fondo Marcello-Gnecchi con la sua varietà di capi di abbigliamento e accessori ricrea il modo di concepire la femminilità, l’eleganza, il costume e le usanze dalla metà del XIX alla metà del XX secolo circa. Prerogativa della raccolta è la sua eterogeneità: ne fanno parte tessuti, ricami, capi di abbigliamento, biancheria e un’ampia gamma di accessori, oltre ai pizzi e ai merletti usati come veli, balze, colli, scialli e bordure e persino abiti interi.

I capi di abbigliamento per donna vanno dall’abito ai guanti, dallo scialle alle calze e non mancano accessori di ogni genere: borse, gioielli fantasia, ventagli, ombrelli, bastoni da passeggio; l’abbigliamento per bambino è rappresentato da cuffiette, camiciole e vestitini di sangallo, taffetà, batista e pizzo. Completano la raccolta alcuni complementi d’arredo come le tovagliette bordate di merletto, i centrini e le tende.

E, a testimonianza della consuetudine delle donne di allora di non stare mai con le mani in mano, c’è il tombolo con il suo scagno e tutto il relativo materiale: cartoni, fili, fuselli; il necessario per il ricamo, la maglia, il chiacchierino e le applicazioni. La loro creatività infinita ha dato vita a dei motivi sempre diversi per fattura e materiali, eseguiti con sempre nuovi filati e tessuti impreziositi da perline, strass e fili d’oro che compongono inserti, decorazioni, bordure.

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La raccolta si è formata nel tempo perché le case che l’hanno accolta sono state a lungo abitate dalle stesse famiglie e disponevano di abbondanti spazi con armadi, bauli e cassoni, in cui si riponeva tutto ciò che non si usava più, non era più di moda, apparteneva alle generazioni passate, ma che le donne di casa, saggiamente econome e pratiche, ritenevano valesse comunque la pena di conservare perché “non si sa mai… può sempre servire!”, con l’occhio lungo di chi vede e prevede il succedersi degli eventi, in un’alternanza di nascite, matrimoni e lutti, momenti felici e giorni tristi.
A me è toccata la ventura di congiungere la parte del materiale raccolto dalla famiglia di mia madre Marisa Gnecchi con la parte proveniente dalla famiglia di mio padre Alessandro Marcello e quindi ho ritenuto giusto chiamare questo fondo Marcello – Gnecchi per dare un senso compiuto alla loro paziente e illuminata opera di conservazione.

Gli oggetti raccontano un mondo popolato di donne creative che proponevano nuovi disegni, modelli e stili per rispecchiare attraverso l’abbigliamento la società che via via andava cambiando; di donne dell’alta società che con il loro gusto lanciavano nuovi look — diremmo oggi ai tempi degli stilisti; di donne eleganti, apparentemente frivole forse, ma che con un bel collo di pizzo, un ventaglio e uno scialle giocavano un ruolo non sempre riconosciuto ma sicuramente determinante nell’ambiente che frequentavano; e soprattutto, a Burano e non solo, di quelle donne dalle mani d’oro che li eseguivano con precisione e pazienza infinite, accompagnando il loro lavoro con chissà quali conversazioni sulle loro famiglie, le loro speranze e le loro paure e magari una buona dose di pettegolezzi, stabilendo tra loro dei rapporti di amicizia durati vite intere; delle donne che grazie al loro lavoro hanno provveduto ai propri figli nei momenti difficili o quando i mariti erano per mare o in guerra, crescendoli non solo con il pane ma soprattutto con un impagabile esempio di volontà e determinazione a fare sempre meglio tanto da realizzare l’impossibile: un punto “in aria”!

Un ricordo e tutta la mia ammirazione va anche alla bisnonna Andriana Marcello fondatrice della Scuola Merletti che è riuscita a promuovere un rapporto proficuo tra l’alta società che frequentava e le donne di Burano, quelle donne dalle mani d’oro che con ago e filo hanno saputo dare corpo ai sogni.

Un grazie speciale va a chi ha aiutato mia madre nella conservazione di tutte queste cose e se ne sono prese materialmente cura: Lisa, Assunta, Maria, Jole e tutte coloro che ero troppo piccola allora per ricordarne i nomi.

L’elenco delle donne importanti per la raccolta non ha fine ma da ultima, non per importanza, ci tengo molto a citare la Professoressa Doretta Davanzo Poli; senza il suo prezioso contributo e la sua affettuosa competenza che mi hanno permesso di capire e quindi dare vita e senso ai singoli oggetti, questo Fondo non sarebbe mai nato.

Spero che questa raccolta eclettica, frivola e un po’ stravagante possa risvegliare la curiosità del pubblico, che possa richiamare l’attenzione di appassionati, studiosi e operatori del settore, e in particolare che serva come spunto per interessanti collaborazioni con altri fondi o altre istituzioni, al fine di rendere pubblico un patrimonio privato nel senso più sentimentale del termine e in particolare che possa servire per l’attività attualmente svolta dalla Fondazione Andriana Marcello e dal Museo di Palazzo Mocenigo ai quali va il mio sentito grazie per averla accolta.

Marina Marcello Del Majno